La coincidenza temporale tra Pesach e Pasqua non è casuale: affonda le sue radici nella storia, nella liturgia e nella struttura stessa dei calendari ebraico e cristiano.

Quando, come nel 2026, le due celebrazioni si sovrappongono nella stessa settimana, si crea un’occasione preziosa per osservare somiglianze, differenze e intersezioni tra due tradizioni che condividono un’origine comune ma hanno sviluppato significati teologici distinti.

Pesach celebra l’Esodo dall’Egitto, evento fondativo dell’identità ebraica. È una festa di libertà, memoria e trasmissione intergenerazionale. Il racconto dell’Esodo, letto durante il Seder attraverso la Haggadà, ricorda la schiavitù, le piaghe, la fuga precipitosa e la nascita del popolo d’Israele come comunità autonoma.

La Pasqua cristiana invece nasce nel contesto della Pesach del I secolo infatti secondo i Vangeli, la morte e risurrezione di Gesù avvengono durante la settimana di Pesach. Per il cristianesimo, Pasqua diventa la celebrazione della risurrezione di Cristo, evento centrale della fede e fondamento della speranza escatologica.

La Pesach segue il calendario lunisolare ebraico: inizia il 15 di Nissàn, che nel 2026 corrisponde al 2 aprile con inizio il 1 aprile al tramonto.  Nei primi secoli, le comunità cristiane in particolare i cosiddetti quartodecimani celebravano la Pasqua il 14 di Nissàn, in coincidenza con Pesach.

Il distacco avviene con il Concilio di Nicea (325 d.C.), che stabilì un criterio autonomo per il calcolo della Pasqua e fu fissata la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera.

Questa differenza di calcolo fa sì che le due feste talvolta coincidano o si distanzino anche di un mese. Nel 2026, la vicinanza dei pleniluni primaverili fa sì che le due celebrazioni si sovrappongano quasi perfettamente.

Il Seder

Il Seder è una cena rituale altamente codificata, che include: lettura della Haggadà, consumo di matzah (pane azzimo), erbe amare, quattro calici di vino, agnello arrostito che ricorda il sangue sugli stipiti delle porte per far in modo che Dio passasse oltre le proprie abitazioni e rappresenta il “braccio teso” con cui Dio liberò Israele cfr. Es 6,6, l’uovo bollito simbolo della vita nuova, Charoset una salsa dolce di colore marrone che rappresenta la malta e i mattoni usati dagli schiavi ebrei, le domande dei bambini (Ma Nishtanà)a sottolineare la dimensione pedagogica, la trasmissione intergenerazionale del racconto.

 Ogni elemento è un simbolo della liberazione e della memoria storica. La Pasqua cristiana si articola nel Triduo Pasquale: Giovedì Santo: istituzione dell’Eucaristia, Venerdì Santo: passione e morte di Cristo, Veglia Pasquale: annuncio della risurrezione.

Il simbolo centrale è il Cristo risorto, non la liberazione storica ma quella spirituale. Molti studiosi sottolineano come l’Ultima Cena fosse probabilmente un Seder di Pesach, e come l’Eucaristia cristiana derivi da gesti ebraici di benedizione sul pane e sul vino.

Punti comuni

Nonostante le differenze, Pesach e Pasqua condividono alcuni nuclei tematici la libertà dalla schiavitù fisica (Pesach) e la libertà dal peccato e dalla morte (Pasqua).

Entrambe le feste poi sono momenti di ricostruzione comunitaria, la famiglia ebraica si riunisce attorno al Seder, la comunità cristiana si ritrova nella Veglia Pasquale. Non dimentichiamo inoltre che il termine ebraico Pesach significa “passaggio” ricorda il “passare oltre” di Dio, mentre la Pasqua cristiana è un “passaggio” dalla morte alla vita.

La sovrapposizione del 2026 offre un terreno fertile per iniziative di dialogo ebraico‑cristiano, specialmente in questo momento storico così particolare ma anche l’opportunità per riflettere sul rapporto tra le due tradizioni.

Pesach e Pasqua sono due celebrazioni che, pur avendo preso strade teologiche diverse, continuano a parlarsi attraverso i secoli. La loro coincidenza nel 2026 non è solo un fatto di calendario: è un invito a riscoprire le radici comuni, a valorizzare la ricchezza delle tradizioni e a promuovere un dialogo che unisce storia, fede e umanità.

Danila Pompilio
danilapompilio@yahoo.it |  + posts

Teologa e consulente familiare, da anni docente di religione e della scuola di comunicazione e di Consulenza Familiare di Napoli. È direttore del Consultorio familiare Agape ODV e appassionata di teologia della famiglia e psicologia.

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