In occasione della Giornata della Memoria, noi di Teologhiamo, vogliamo fare testimonianza con le parole di una sopravvissuta che, dopo aver visto il baratro e la morte vicina, fu liberata nell’aprile del 1945 dai russi nel campo di Terezin. Per circa 50 anni nasconde la sua storia e il numero sul braccio A 24020, poi spinta dal figlio Sergio, trova la forza di ricordare e testimoniare al mondo ciò che ha vissuto durante la prigionia. Scriverà nel 1997 il suo libro “Il Silenzio dei vivi”, seguirà nel 2003 il libro “L’eco del silenzio. La Shoah raccontata ai giovani.” Sulla sua storia è basato il film “Donne della Shoah” del 1998. Elisa Springer muore a Matera nel 2004 lasciandoci una grande eredità: la sua testimonianza, la sua fede in Dio.

Io, Elisa Springer, ho visto Dio. Nel fumo di Birkenau, che alzava al cielo il dolore del mondo, e spargeva sulla terra l’odore acre della sofferenza.
Ho visto Dio.
Ho visto Dio, percosso e flagellato, sommerso dal fango, inginocchiato a scavare dei solchi profondi sulla terra, con le mani rivolte verso il cielo, che sorreggevano i pesanti mattoni dell’indifferenza.
Ho visto Dio dare all’uomo forza, per la sua disperazione, coraggio alle sue paure, pietà alle sue miserie, dignità al suo dolore.
Poi.. lo avevo smarrito, avvolto dal buio dell’odio e dell’indifferenza, dalla morte del mondo, dalla solitudine dell’uomo e dagli incubi della notte che scendeva su Auschiwitz.
Lo avevo smarrito…insieme al mio nome, diventato numero sulla carne bruciata, inciso nel cuore con l’inchiostro del male, e scolpito nella mente, dal peso delle mie lacrime.
Lo avevo smarrito.. nella mia disperazione, che cercava un pezzo di pane, coperta dagli insulti, le umiliazioni, gli sputi, resa invisibile dall’indifferenza, mentre mi aggiravo fra schiene ricurve e vite di morti senza memoria.
HO RITROVATO DIO… mentre spingeva le mie paure aldilà dei confini del male e mi restituiva alla vita, con una nuova speranza: io ero viva in quel mondo di morti.
Dio era lì, che raccoglieva le mie miserie e sollevava il velo della mia oscurità. Era lì, immenso e sconfitto, davanti alle mie lacrime.
Io ho vissuto per non dimenticare quella parte di me, rimasta nei lager, con i miei vent’anni.
Ho vissuto per difendere e raccontare l’odore dei morti che bruciavano nei crematori, per difendere la memoria di tutti i miei cari e di tanti innocenti, memoria che oggi si tenta ancora di infangare.
Ho vissuto per raccontare che le ferite del corpo si rimarginano col tempo, ma quella dello spirito mai. Le mie sanguinano ancora.


( Elisa Springer, Il silenzio dei vivi -1997 Marsilio editore-pagg. 117-118)


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